Domenico Giannantonio

Pubblicato in Senza categoria il 9 novembre 2011 Un commento

Per fortuna non sempre le cose vanno a finire male.

Riproponiamo una prima lettera inviataci da un lettore e quella successiva che ci segnala la felice conclusione della vicenda del Crostolo a Reggio Emilia.

Gentile Redazione, come mai da oltre un mese e mezzo nel Crostolo non viene immessa dell’acqua? Ridotto ormai totalmente ad un putrido stagno, questo torrente continua a patire non solo per le variazioni meteorologiche stagionali, ma anche, e soprattutto, per la mano distruttiva dell’uomo. Credo siano due i motivi per i quali è impossibile immettervi la famosa e tanto invocata acqua del Secchia: i lavori nel suo “letto” al parco delle Caprette e, soprattutto, la totale devastazione subita ai piedi della “diga” di Rivaltella.

E sì, perché agli occhi del cittadino che abbia un minimo senso di rispetto per la natura, quello che è stato fatto ai piedi della diga è uno scempio che grida vendetta al cospetto non della Divina Provvidenza, ma almeno della legge umana, di quella legge che dovrebbe far sì che tutti viviamo civilmente in un mondo dove il rispetto non è solo una parola, ma un fatto concreto. Così, non posso restare in silenzio, come cittadino, di fronte al fatto che ai piedi della diga il Crostolo è stato cancellato, raso al suolo – letteralmente – sostituito da un tremendo canale scavato da una ruspa, lasciato privo dei suoi argini naturali, desertificato dalla vegetazione che fino a non molto tempo fa ne cingeva rigogliosa l’alveo. E tutto ciò che di bello era allora, oggi è stato cancellato, devastato.

Sotto gli occhi di tutti coloro che avrebbero dovuto controllare, ma che evidentemente non hanno fatto nulla per fermare lo scempio. Come si può quindi parlare di parchi fluviali, di zone verdi, di acque chiare, di biennali di paesaggi, quando non si è fatto nulla per evitare la distruzione della natura in quelle stesse zone per le quali si sprecano aggettivi così altisonanti?

E, ritornando su un piano pragmatico, dove finirà l’acqua qualora dovessero arrivare le autunnali piogge spesso torrenziali, dato che non c’è più un alveo? Allagherà la fattoria che si trova là poco distante? E cosa ne facciamo dell’acqua ormai marcia che si trova dietro la diga e che non può essere fatta defluire perché non avrebbe la via dove poter scorrere e che sta lentamente ma inesorabilmente uccidendo la sua fauna ed alzandosi di livello? Come cittadino non ho altri mezzi, se non quelli dell’indignazione e del mostrare quel che succede anche nella ancora civile città di Reggio.

Cara Redazione, dopo l’articolo del 3 ottobre scorso, nel quale segnalavo la devastazione del Crostolo ai piedi della diga di Rivaltella, e per il quale debbo ringraziare il Carlino per aver raccolto il mio appello, colti – come si suol dire – con le mani nella marmellata, anzi nel fango, e non potendone aggiungercene per rimediare, almeno hanno pensato di comprare un barattolo nuovo: sto parlando ovviamente di chi ha effettuato lo scempio – del quale peraltro non sono mai stati resi pubblici né le cause né gli obiettivi – che, in tempi rapidissimi, ha provveduto a mettere le cose al proprio posto:  nuovo letto – non quel misero canale che era prima, ma un letto più comodo, più largo -, alveo completamente spianato, rimossi tutti gli ostacoli che impedivano lo scorrere dell’acqua, fatta defluire l’acqua ormai stagnante dietro la diga.

Grande successo, e lo dico anche se si potrà obiettare che “era già previsto”. Restano, per me, oltre alle domande precedenti, i dubbi sulle modalità adottate: davvero occorreva distruggere completamente l’alveo esistente? Davvero occorreva radere al suolo tutta la vegetazione spontanea che si era creata nel tempo? Non esiste oggi, nel secondo decennio del XXI secolo, un modo più ecocompatibile per effettuare lavori in ambienti “protetti”? Non esistono specialisti in materia di ambiente che possano dare un contributo fattivo e concreto per un uso delle ruspe meno invasivo, se proprio necessario? Io mi auguro davvero che questa lezione, perché l’impatto mediatico è stato notevole dopo un lungo periodo di stagnazione – per restare in tema di impaludamenti –, di disinteresse, sia servita gli Enti preposti.

Mi auguro che davvero nei prossimi anni potremo assistere ad un miglioramento reale di questo sfortunato, ma ricco di storia e di natura,  Crostolo.

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One Response to “Domenico Giannantonio”

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