Giulia Landini

Senza categoria on agosto 31st, 2010 1 Comment

Gentile redazione,

quest’anno ho passato splendide vacanze all’insegna del trekking sulle Dolomiti, tra Val Civetta e Alta Badia. Io e il mio fidanzato (vi allego una quarta foto, così per sfizio!) abbiamo camminato tanto, nonostante il meteo poco clemente.
Vi allego tre immagini di tre luoghi che hanno riportato in me la consapevolezza che l’uomo è Natura, e con le buone (speriamo!) o con le cattive prima o poi tornerà a capirlo.
W MADRE TERRA!
Descrizione delle foto:

1- Alleghe, la piccola borgata ai piedi del massiccio del Civetta, affacciata sulle rive di uno dei laghi più suggestivi della zona. Uno spettacolo da non perdere.
2- La Val Civetta conserva, in sé, paesaggi mozzafiato, come il Passo Coldai. Arrivati al rifugio Coldai, salendo per altri 15 minuti ci si può godere questo spettacolo della Natura.
3- Dal Passo Giau partono numerose passeggiate, tra cui quella al Rifugio Scoiattoli: eccone uno scorcio.
4- Giulia & Antonio!

Siete bravissimi, continuate così!
Giulia e Antonio

Alleghe

Lago Coldai Val Civetta

Da Passo Giau a Rifugio Scoiattoli

Giulia e Antonio

Dolomiti:un patrimonio dell’umanità in pericolo?

Notizie dal territorio on agosto 22nd, 2010 No Comments

Un articolo uscito qualche giorno fa sul Fatto Quotidiano ci racconta di un allarme reale che gli amici dell’Alto Adige lanciano a tutti quelli che hanno a cuore quel Paradiso.  Il fatto di essere diventato patrimonio dell’UNESCO rischia di non salvare queste montagne dalla costruzione di strade inutili e residence. Leggi l’articolo.

Luca Bellincioni

Senza categoria on agosto 10th, 2010 2 Comments

Con la foto allegata voglio segnalarvi gli scheletri di due grosse ville evidentemente abusive, situate in posizione isolata nelle campagne della località San Filippo di Anagni (FR).

Venendo da Anagni, il luogo si raggiunge svoltando a destra all’altezza del cantiere per la nuova sede della Comunità montana degli Ernici, sulla superstrada per Fiuggi.

La cosa grave è che la villa sorge in un contesto paesaggistico di grande bellezza, formalmente tutelato dall’ultimo PTPR della Regione Lazio come “Paesaggio agrario di notevole valore”, quindi inedificabile.

Purtroppo una delle due costruzioni è antecedente al PTPR, mentre l’altra (quella a sinistra è nuova di zecca, forse costruita in quest’ultimo anno). Ad ogni modo non credo che altrimenti la situazione sarebbe stata diversa, visto che sempre in questa zona stanno appunto costruendo la nuova sede della comunità montana (enorme e in stile gardaland) ed attualmente sono in essere alcuni grossi sbancamenti proprio intorno al cantiere, stavolta per ospitare un’enorme distributore di benzina, ancora in completo disaccordo con le norme di inedificabilità dell’PTPR.

Come se non bastasse, fra la stessa sede della comunità montana e le due ville-scheletro si trova un ulteriore villa allo stato grezzo, seminascosta da un’alta siepe.
Va detto che nelle dirette vicinanze degli scheletri nella foto si trova anche una suggestiva torre medievale (Torre del Piano), in parte rientrante nel Comune di Piglio e nell’ormai celebre zona di produzione del vino Cesanese docg.

Anzi, le ville sono poste in posizione evidentemente panoramica verso il paesaggio dominato dalla torre.

I due scheletri (assieme al terzo meno visibile) costituiscono un ecomostro assolutamente disgustoso, che stride contro ogni regola di tutela del territorio e contro il buon senso, e che dovrebbe essere abbattutto immediatamente.

Luca Bellincioni

L'ecomostro di Anagni

Luca Bellincioni


Reporter per un giorno : le foto dei lettori

Senza categoria on agosto 10th, 2010 No Comments

Giacomo Valli

Luca Bellincioni

Giulia Landini

L’opinione di Annibale Salsa Antropologo e Past Presidente Generale del Club Alpino Italiano

Senza categoria on giugno 21st, 2010 No Comments

Ospitiamo con grande soddisfazione l’intervento di Annibale Salsa, già Presidente Generale del CAI a sostegno del movimento Camminare per Conoscere.

Mai come in questi anni di enfatizzazione della cultura della fretta si sono evidenziati i limiti della persecutoria sindrome della velocità. Il dualismo oppositivo indicato con estrema lucidità dall’antropologo Marc Augé fra la cultura del viaggiatore e la cultura del passeggero, fra un modo di porsi dell’andare che privilegia la lentezza dell’osservazione partecipante ed un modo antitetico incentrato sul sorvolo della superficie, ha manifestato una sempre più diffusa attualità. Proprio attraverso l’etimologia delle parole riusciamo a ricostruire, spesso, l’universo dei significati ai quali dobbiamo attingere. Tanto per cominciare, il viaggiare si estrinseca nell’azione del camminare. E’ l’atto necessario o intenzionale del seguire una via riconoscibile alla vista, alle sensazioni, alle emozioni. E’ lo stato d’animo del sentirsi “viandanti”, legati indissolubilmente ad un terreno che di volta in volta si fa “piccola patria” nel rapporto empatico con i luoghi e attraverso le relazioni umane. La conoscenza, nutrimento della mente, è il vero obiettivo da perseguire ed il “viatico” di chi si pone in cammino, attratto dal bisogno del nuovo e dell’altrove. Si registra, oggi, un nuovo nomadismo su cui riflettono autorevoli studiosi come Michel Maffesoli.
Ma di quale nomadismo si tratta? Spesso la frenesia di muoversi, comunque e ad ogni costo, genera una mobilità caotica che vuole andare dappertutto, ma non va da nessuna parte. Questo ansiogeno spostarsi delle tribù metropolitane motorizzate non sente e non cerca nulla di autentico, se non l’asservimento acritico ad un modello di consumo. Esso non soddisfa il bisogno della conoscenza dei luoghi e si distrae nella più banalizzante “atopìa”. Nella psicologia del camminatore, i luoghi forti del sentire sono invece i sentieri, le infrastrutture culturali della percezione del terreno, le sirene allettanti dell’andare. Ciò che sta attorno diventa, allora, una realtà dotata di senso che rende conoscibili i significati e riconoscibili i segni dell’attraversamento. In questa prassi del camminare si viene costruendo una controcultura dell’esotismo in grado di ribaltare la rappresentazione che di esso ha dato la modernità. La lontananza e la velocità sono stati, infatti, i miraggi non tanto del vero esploratore quanto dello pseudo-turista allettato da una falsa alterità “assoluta” perché “sciolta” dai legami con il contesto. L’esito di tali esperienze inautentiche si misura quasi sempre con la delusione del ritorno a casa da luoghi seriali, trasformati ormai in anonimi “nonluoghi”. Un certo turismo massificato è troppo asservito a mete imposte, pubblicizzate in forma allusivamente sub-liminale, acritica. Mete da raggiungere nel più breve tempo possibile. L’itinerario da percorrere verso il traguardo viene vissuto alla stregua di una perdita di tempo, cui la tecnologia un giorno saprà porre rimedio.
Ma la tecnologia, espressione della complessità avanzata, è anche il luogo della fragilità, della precarietà, della dipendenza da una dimensione “altra” non sempre controllabile e calcolabile. La migliore presa di coscienza della precarietà egemonica della tecnica l’abbiamo riscontrata in concomitanza con la recente crisi del trasporto aereo, generata da un evento del tutto naturale come l’eruzione di un vulcano islandese. Se il fenomeno si fosse protratto a lungo, il mondo della tecnologia ultramoderna si sarebbe fermato. Il rapporto fra lo spazio e il tempo, che governa la pratica del camminare, avrebbe giocoforza ritrovato quei limiti naturali che nella società dell’eccesso sono irrimediabilmente implosi. Sempre di più la conoscenza reale del mondo e della relatività dei mondi è diventata virtuale.
Camminare per conoscere è un’espressione che fatica ancora a farsi strada in quei mondi virtuali, sorretti da forti anticorpi deterritorializzanti. La conoscenza diventa ogni volta più astratta perché difetta di quei saperi che si sono prodotti nel divenire della quotidianità. L’esperienza vissuta del camminare costituisce, pertanto, la migliore risposta alla perdita dei luoghi negati dai flussi, alla delocalizzazione crescente non soltanto economica, alla riscoperta dell’esotico di prossimità. Sconosciuto è, ormai, ciò che ci sta vicino e che con una certa supponenza aggiriamo etichettandolo come il regno dell’ovvio e del deja vu.
Da qualche tempo, però, sembrano farsi strada nuovi bisogni, sorretti da inusitate visioni del mondo. Dalle prime enunciazioni di Thoreau e di Emerson, coscienze critiche di una società ipertecnologica ed intrise di un tardo-romanticismo un po’ naif, alle attuali tendenze ispirate ad un nomadismo extra-urbano (trekking, escursionismo ecc.), lo scenario sembra cambiare. Che sia la manifestazione di una visione ciclica della storia che la modernità ha demonizzato in nome della filosofia delle “magnifiche sorti e progressive” e del paradigma prometeico di un continuo progresso lineare e sempre progrediente? Che sia l’affioramento del limite naturale di una crescita illimitata il cui superamento rischia di produrre effetti boomerang? Che sia il portato di un bisogno di umanizzare le relazioni con le persone e le cose che, da qualche tempo, non sono più a nostra portata di mano? Non vi è dubbio che qua e là serpeggino nuovi bisogni di comunità, come ci ricorda il sociologo Bauman o tentazioni sussurrate di “decrescita felice” nel senso di Latouche. Non a caso, parafrasando ancora in parte l’antropologo Augé, gli utenti del trasporto aereo, delle autostrade, dell’alta velocità ferroviaria sono assimilabili alla categoria dei “passeggeri”, mentre gli utenti del trasporto ferroviario tradizionale e delle “corriere” d’antan, oltre ai camminatori lenti (non certo i podisti o i runners) sono assimilabili alla categoria dei “viaggiatori”. L’osservazione del paesaggio dai mezzi di trasporto meno veloci è un lusso che oggi si concedono i pochi turisti assetati di conoscenza, ma non certo i molti intruppati, bramosi di arrivare a mete decise da Agenzie che, più che di viaggio, sono Agenzie del non-viaggio.
L’omologazione dei territori, degli spazi costruiti, rende sempre più difficile la ricerca di percorsi alternativi. Senza la capacità di stupirsi e di meravigliarsi non vi è vera conoscenza, secondo quanto insegnavano i buoni maestri della civiltà occidentale, Platone ed Aristotele. Bisogna, perciò, rimettersi in cammino, andar per via, riprendere l’esercizio mentale – prima ancora che fisico-motorio – del camminare per conoscere. Ma di fronte al “disincanto del mondo” in cui abbiamo imparato l’esercizio del distacco emotivo, della distanza cognitiva, v’è ancora posto per la meraviglia percepita, oggi, quale distintivo dell’ingenuità? Sappiamo ancora provare emozioni vere, essenziali, che ci comunichino la differenza ontologica tra il “comprare” sensazioni, monetizzandone il rapporto negoziale, ed il porsi all’ascolto dell’essenza delle cose, come direbbe il filosofo Heidegger?
La tendenza a perseguire in maniera competitiva i risultati ci ha portati ad un eccesso di sportivizzazione, di ricerca delle performances, di estetismo dei corpi, di strategie finalizzate alle apparenze. Sappiamo ancora camminare per conoscere noi stessi come nell’oracolo di Delfi? Camminare per ritrovare lo straniero che è in noi, per esplorare l’esotico che è vicino a noi, per sondare il mistero del non ancora conosciuto o per accettare lo scandalo dell’inconoscibile? Una delle voci più ascoltate ed autorevoli della “filosofia del camminare”, David Le Breton, citando l’antropologo Leroi-Gourhan, scrive: “La specie umana ha “inizio con i piedi, anche se la maggior parte dei nostri contemporanei se lo scorda, credendo di discendere soprattutto dall’automobile” [AA.VV., Pensieri viandanti, 2007].
Plaudo, quindi, all’ideazione ed alla divulgazione del Manifesto “Camminare per Conoscere” per l’impegno etico di riportare la conoscenza al centro della condizione umana secondo l’espressione del Sommo Poeta: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”.
La rinascita culturale in un deserto di negotia può ricominciare proprio da qui, dai piedi intesi come protesi della testa, appendici necessarie della mente dell’uomo.

Successo della manifestazione a difesa del Monte Gennaro

Notizie dal territorio on giugno 15th, 2010 No Comments

Erano in tanti i cittadini presenti alla manifestazione del 2 Giugno a Palombara Sabina in difesa di Monte Gennaro, nonostante le previsioni metereologiche avverse. Brillava il sole invece alle nove del mattino quando un gruppo di circa una novantina di persone – arrivate da Roma e dalla provincia -  si è ritrovato all’appuntamento organizzato dal Comitato Monte Gennaro senza antenne con il patrocinio del FAI, Comune di Palombara Sabina ed Ente Parco Naturale Regionale Monte Lucretili, per riportare l’attenzione di cittadini ed istituzioni sulla questione delle antenne (vecchie e nuove) sulla “montagna di Roma”. Numerose anche le associazioni aderenti: Mountain Wilderness Lazio, Italia Nostra (Consiglio Regionale del Lazio), CAI Tivoli, CAI Lazio, La Rosa dei Nirb, Ass. Il Corniolo, Comitato Promotore Parco Monti Lucretili, FIE Lazio, Sentiero Verde, WWF Lazio, Circolo Legambiente Tivoli, Altura, LAC e altre.

La manifestazione è stata organizzata in due momenti fondamentali: in mattinata l’escursione a Monte Gennaro con visita al sito prescelto per l’installazione di un megatraliccio (privato) di 92 metri e all’area delle attuali antenne, mentre nel pomeriggio nel piazzale del Campo Sportivo di Palombara era previsto un dibattito aperto con interventi di istituzioni, associazioni, esperti e liberi cittadini. L’escursione è stata molto partecipata, ed erano presenti anche il Presidente del Parco Paolo Piacentini e il neo-assessore all’Ambiente del Comune di Palombara Sabina, il geologo Siro Margottini, entrambe preoccupati per le conseguenze paesaggistiche e ambientali del mega-progetto di Radio Subasio. “In generale l’aumento di pressione antropica, a causa della elevata permeabilità delle rocce calcaree affioranti in questo settore dei Lucretili, potrebbe causare l’inquinamento degli acquiferi ed avere gravi conseguenze sulle riserve idriche del territorio” ha affermato Margottini. “E’ anche una questione di trasparenza delle politiche e di rispetto nei confronti dei tanti cittadini del Parco che rispettano le regole e che invece vedono costruire mega impianti in contrasto con le finalità dell’area protetta” ha dichiarato inoltre il Presidente del Parco.

La giornata si è conclusa sotto un grande acquazzone, che ha annullato l’incontro aperto previsto nel pomeriggio, ma il Comitato intende proporre alle istituzioni interessate di organizzare quanto prima un’assemblea pubblica per ottenere risposte chiare ed azioni efficaci per risolvere una vicenda complessa che interessa non solo le antenne, ma anche l’albergo abbandonato e la funivia dismessa da anni. I cittadini chiedono legalità e qualità ambientale in un’area tutelata che invece versa in stato di degrado e inquinamento diffuso.

Comitato Monte Gennaro senza antenne

Difendiamo il ritorno del lupo in tutto l’Appennino

Notizie dal territorio on giugno 9th, 2010 No Comments

Il Movimento Camminare per Conoscere lancia una grande campagna di sensibilizzazione in tutto il mondo dell’escursionismo per  difendere il ritorno del Lupo in Appennino. Il ruolo di questo grande predatore è fondamentale per l’equilibrio della fauna selvatica ed è per questo che va effettuata una protezione attiva e passiva attivando anche le necessarie azioni a favore degli allevatori.

Paolo Piacentini
Italo Clementi

Tags: , ,

Per l’acqua pubblica

Senza categoria on gennaio 21st, 2010 5 Comments

Il Movimento Camminare per Conoscere lancia una manifestazione escursionistica nazionale alle sorgenti dei grandi fiumi italiani.  Il 18 aprile molte persone si stanno già organizzando per partecipare a questo evento che ha lo scopo di sensibilizzare, anche il mondo dell’escursionismo, ad una delle problematiche ambientali e sociali più importanti e di alto valore strategico per il futuro dell’umanità.  Invitiamo chiunque volesse aderire all’evento organizzando una propria escursione a sorgenti importanti del proprio territorio di darne comunicazione tramite il blog che stiamo attivando sul sito. Intanto un grazie di cuore a tutti .

Paolo Piacentini

Italo Clementi

Tags: ,